ortesico-plantare podologica

Prima del lavoro di Root non esisteva un concetto teorico uniformemente accettato dal mondo scientifico sulla biomeccanica del piede come metodologia per la terapia delle patologie del piede. Nel 1845 Durlacher (Schuster 1974) descrisse l’uso di un sostegno plantare come ausilio nel trattamento di una disfunzione meccanica del piede. Thomas (Thomas 1979) nel 1874 documentò l’uso di modifiche estrinseche sotto la suola della scarpa per curare problemi meccanici del piede. Whitman (Whitman 1888) usò un plantare d’acciaio supinato con aletta medio-posteriore sotto scafoidea per premere contro lo scafoide e stimolare un’inversione del piede provocata dal dolore. Roberts, nel 1916, propose un plantare con bordo posteriore avvolgente con alette sottomalleolari. Morton nel 1940 promosse l’uso di un plantare con un’estensione sotto il 1° raggio per allungare funzionalmente il 1° raggio e renderlo più efficace in fase propulsiva. Nel 1948, Schreiber e Weinerman dichiarano che una posizione d’inversione o eversione dell’avampiede necessità un bilanciamento estrinseco. Fino a questa epoca il piede fu valutato in statica e l’altezza della volta longitudinale mediale del piede ebbe un’importanza primaria. Root impresse una svolta epocale al trattamento biomeccanico delle anomalie del piede con ortesi podaliche funzionali.

Un’ortesi podalica funzionale può avere vari scopi: limitare il movimento anomalo delle articolazioni sottoastragalica e mediotarsica; immobilizzare il complesso sottoastragalico e mediotarsico; aumentare il movimento dell’articolazione sottoastragalica (SA); mantenere il piede in una posizione più stabile e funzionale; compensare un cattivo allineamento dell’arto inferiore e sostenere una qualsiasi deviazione dell’avampiede. Perché tutto questo avvenga è necessario che il calco del piede sia preso in posizione neutra, con l’articolazione mediotarsica (MT) in piena pronazione. Un avampiede varo o valgo deve essere catturato nel calco in posizione scompensata (deformità primitiva). E’ comunemente accettato che questi obbiettivi sono meglio raggiungibili con una delle tecniche di casting in scarico. L’ortesi podalica funzionale è costruita con materiale rigido o semi rigido e prevede l’utilizzo di un tacchetto di controllo (posting) di retropiede ed una correzione intrinseca o estrinseca dell’avampiede.  

Esistono ortesi podaliche che hanno una funzione esclusivamente accomodativa. La funzione principale dell’ortesi accomodativa è quella di ridistribuire la pressioni plantari anomale, aumentando la stabilità e ridistribuendo il carico da zone eventualmente dolorose. Non sostiene nessuna deformità frontale dell’avampiede, non aumenta o riduce la funzione dell’articolazione SA, e non cerca di resistere movimenti anomali delle articolazioni. Per questo tipo di ortesi è utilizzata la tecnica di casting in semi carico o carico. L’ortesi podalica accomodativa è costruita con materiale morbido e flessibile.

Il calco del piede è indispensabile per la produzione di un’ortesi podalica funzionale. Negli ultimi anni sono state introdotte varie tecniche da molte scuole di Podologia nel mondo. Lo studente deve essere consapevole delle varie tecniche di “casting” per la realizzazione di una ortesi podalica funzionale o accomodativa. Il calco del piede in “posizione neutra” è fondamentale quando viene prescritta un ortesi podalica funzionale: tecnica è neutral impression position casting in posizione prono. Le impronte vengano fatte con bende gessate per un motivo di riproducibilità ed esattezza del negativo. Altre tecniche per riprodurre il piede prevedono l’uso della schiuma fenolica in cui viene appoggiato il piede, ma questa tecnica è normalmente riservata per le ortesi accomodative o semi-funzionali.
Oltre all’ortesi plantare secondo Root, verranno insegnate ed applicate le evoluzioni descritte da Kirby, Harradine, Blake, Dananberg, etc